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LUCIANO CAGLIOTI - La chimica e la metamorfosi del quotidiano

Il mio contatto con la chimica risale alla nascita. Con il latte, potrei dire a buon diritto: mia madre e mio padre erano entrambi chimici. Non solo, ma i miei genitori avevano l’ottima abitudine di invitare a colazione o a cena i colleghi di mio padre, docente alla Sapienza, che passavano per Roma. A questi incontri partecipavamo anche noi figli, che assorbivamo cultura fra gli spaghetti e il secondo. Ebbi così modo di assorbire conoscenze, considerazioni, soprattutto il grande significato di una disciplina scientifica che è alla base di tutto.
Perché tutto, compreso il pensiero, è dato da molecole che urtano con altre molecole.
La conoscenza della chimica costituisce un invito alla concretezza, una vera e propria chiave di lettura della vita.
La chimica svolge nella società un duplice ruolo, sul piano della cultura e su quello dello sviluppo tecnologico. La sempre maggiore comprensione dei meccanismi chimici della biologia sta portando contributi importantissimi al chiarimento dell’origine della vita, del suo sviluppo.

È ormai saldamente acquisito il concetto della sostanziale unità del mondo biologico, in un contesto di molecole, di meccanismi, ben inseribili nel più generale quadro intuito da Darwin.
La teoria dell’evoluzione poggia adesso su inoppugnabili verifiche biochimiche. La teoria dell’informazione, unita alla termodinamica dei sistemi aperti, ci dà conto di come l’ordine possa scaturire, in zone limitate, dal caos, di come cioè l’origine della vita possa essere intesa come un fenomeno pienamente in accordo con le leggi della fisica.
Non vi è più bisogno di invocare la fantomatica vis vitalis per spiegare il chimismo degli organismi, come coraggiosamente - per quei tempi - intuì Wohler. Non solo, ma la conoscenza del ruolo di fattori come le endorfine e gli studi sull’evoluzione culturale portano a interrogativi inquietanti sull’effettiva indipendenza del nostro comportamento dall’influenza di fattori genetici e di molecole endogene.
Conoscenze essenziali per coloro che si pongono, in un contesto di cultura unitaria, la domanda “chi siamo noi”, la stessa che si poneva Plotino.

La chimica ha un ruolo fondamentale nelle tecnologie e quindi nello sviluppo della moderna società.
A partire dalla seconda metà del ’700, con la macchina termica di Watt, si sviluppò la rivoluzione industriale. Il mondo è da allora profondamente cambiato. La crescente urbanizzazione ha richiesto materiali da costruzione, tubature, mobilio, oggetti e ha comportato l’industrializzazione del sistema agricolo alimentare.
Se intorno al ’700 oltre l’80% della popolazione europea viveva in campagna e coltivava i campi, oggi il rapporto si è invertito.
La popolazione agricola attuale non supera nei Paesi industrializzati il 4-5%, il che significa che pochissimi devono produrre il cibo per molti. Le metodologie dell’agricoltura patriarcale non bastano più, le rese devono essere alte, donde la necessità di fertilizzanti, macchine agricole, pesticidi. I raccolti devono essere protetti durante la crescita, dopo il raccolto, durante il trasporto e la conservazione, da insetti, muffe, roditori.
Inoltre, un sistema che prevede che possiamo trovare nei negozi sotto casa cibi prodotti a migliaia di chilometri di distanza deve prevedere anche adeguate tecnologie di conservazione.
Liofilizzazione, essiccazione, inscatolamento costituiscono la risposta a una esigenza di distribuire il cibo anche a chi non lo produce, i cittadini.
La conoscenza dei meccanismi biologici sta portando anche alla scoperta di nuovi farmaci, più vicini agli schemi naturali e in genere più efficienti delle medicine concepite fino a venti-trenta anni or sono.
Materiali sempre nuovi e sempre più mirati risolvono problemi di sempre, forniscono oggetti utili, fibre tessili, protesi. E produrre materiali polimerici partendo dal petrolio permette di sostituire il legname consentendo di preservare i boschi.

Tutto bello, tutto sano? Certamente no, non sempre i prodotti usati e immessi sul mercato sono esenti da controindicazioni, donde la necessità di seri controlli.
Problema acuto negli anni ’60, ma sostanzialmente risolto oggi attraverso controlli e procedure che gli stessi produttori accettano e promuovono. Inoltre, l’aspettativa di vita si sta allungando, le popolazioni invecchiano, donde la necessità di fronteggiare malattie degenerative.
Una continua rincorsa fra problemi, soluzioni, nuovi problemi, che vede la chimica protagonista potente e indispensabile.

Carriera da scienziato

Luciano Caglioti, romano, è ordinario di chimica organica presso l’Università La Sapienza di Roma nel Dipartimento di Studi di Chimica e Tecnologia delle Sostanze Biologicamente Attive.
Ha lavorato presso il Politecnico di Zurigo, il Politecnico di Milano, la Facoltà di Chimica industriale dell’Università di Bologna.

È autore di oltre 120 pubblicazioni scientifiche ed è membro della New York Academy of Science, dell’Accademia dei XL, della Hungarian Academy of Science, dell’Accademia di Modena.
Si occupa di scienza e società e collabora da sempre con il CNR nella realizzazione di progetti strategici per favorire le applicazioni industriali dei risultati della ricerca, come il Progetto Finalizzato Chimica Fine, che ha consentito per dieci anni il finanziamento della ricerca chimica in Italia.

Divulgatore scientifico, scrive su vari quotidiani e pubblica saggi sui benefici e rischi del progresso tecnologico. Con altri scienziati ha fondato l’associazione Galileo 2001, per la libertà e la dignità della scienza per dare un’informazione più giusta e contrastare le “voci incontrollate e dogmatiche che, fuori di ogni rilevanza scientifica, pretendono di affermare verità basate sull’emotività irrazionale”.

È delegato per l’Italia alla Commission for Environmental Research dell’Unione Europea.